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Opposizione all’attacco, Meloni tace su Dazi per l’amico Trump

di Il Giornale della Giustizia
22/02/2026
Opposizione all’attacco, Meloni tace su Dazi per l’amico Trump

La premier Giorgia Meloni difenderà l’Italia e le sue imprese o preferirà tacere per non turbare l’amico Donald Trump? L’opposizione è andata all’attacco del governo, sollecitando Meloni a prendre una posizione netta dopo la decisione della Corte suprema americana, che ha bocciato i dazi, e quella del presidente americano di alzarli a livello globale al 15 per cento per 150 giorni.
“La Corte suprema negli Stati Uniti, applicando la Costituzione, ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump, oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”, è stato l’affondo della segretaria del Pd Elly Schlein. “Meloni non ha nulla da dire sui dazi di Trump dichiarati illegittimi e sul rilancio del Presidente Usa su nuove tariffe? Per una volta prendiamo qualche decisione forte? Reagiamo? C’è nessuno?”, gli ha fatto eco ironicamente il presidente del M5s Giuseppe Conte.
Per tutta la giornata il governo ha mostrato estrema prudenza, facendo capire di voler prima conoscere con precisione le mosse di Trump. Serve “cautela e responsabilità” ha sottolineato il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Ma, nel pomeriggio, il quadro si è chiarito e le nubi si sono addensate: la Casa Bianca ha scelto la guerra aumentando le tariffe di altri 5 punti. L’opposizione questa volta si è mossa unita. Tutti hanno provocato la premier, per spingerla a prendere una posizione a favore della Corte suprema e quindi contro Trump.
Ma, almeno fino alla serata, a palazzo Chigi è regnato il silenzio. Nella maggioranza, critico con Trump è stato il capogruppo di Fi al Senato, Maurizio Gasparri: “La politica dei dazi non ha migliorato la situazione americana, anzi l’ha peggiorata, ha creato problemi in giro per il mondo. Perseverare nella politica dei dazi è un grave errore”.
La vicenda è assai delicata, sia in chiave di politica internazionale sia sul fronte interno. Il “metodo Trump” di attaccare a testa bassa i giudici della Corte suprema che hanno votato contro la sua politica dei dazi è stato usato dall’opposizione in chiave referendaria: anche il governo farà come il presidente americano – è la previsione delle minoranze – continuando a delegittimare i magistrati fino alla data delle urne.
“Giorgia Meloni e Donald Trump, di fronte a sentenze che non condividono, reagiscono allo stesso modo: gridano al complotto invece di rispettare l’autonomia della giustizia. Alla presidente Meloni rivolgo una domanda semplice: intende lavorare per far restituire alle imprese italiane i miliardi di euro sottratti dagli effetti dei dazi imposti da Trump?”, ha incalzato Angelo Bonelli di Avs.
Intanto i dem hanno tirato in ballo il ministero dell’Economia con una interrogazione: “La Corte Suprema americana ha dichiarato illegittimi i dazi imposti da Trump. Lo Stato italiano, in quanto azionista, tra le altre, di Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel, verifichi la sussistenza dei requisiti per agire immediatamente per recuperare le somme indebitamente versate dalle loro sussidiarie americane alle dogane Usa”.
Anche Italia Viva punta sull’imbarazzo dei sovranisti e con Davide Faraone ha chiesto: “Dove sono finiti quelli che spiegavano che ‘in fondo Trump ha ragione’? Scomparsi. Vaporizzati. E dalle nostre parti? Silenzio. Imbarazzato, imbarazzantissimo silenzio”. Ancora più duri i Cinque stelle che, con Chiara Appendino, hanno provocato l’Esecutivo: “Se il governo non ha la forza di pretendere i danni da Washington, allora deve essere lo Stato italiano a risarcire immediatamente le aziende che ha lasciato colpevolmente indifese. Le nostre imprese hanno subito un furto legalizzato: non possono essere anche beffate dal servilismo anti-italiano. Sveglia: è l’ora di alzare la testa a tutela del Made in Italy, non del Made in Usa”.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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