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Finanza: volatilità e guerre non spaventano giovani, boom di investimenti sostenibili

di Il Giornale della Giustizia
06/03/2026
Finanza: volatilità e guerre non spaventano giovani, boom di investimenti sostenibili

La nuova ondata di volatilità che attraversa i mercati finanziari, alimentata dall’escalation in Medio Oriente e da uno scenario internazionale sempre più instabile, rischia di rimettere in secondo piano il tema della sostenibilità. Ma Marcello Colla, Corporate Strategy Manager di Etica Sgr, sottolinea all’AdnKronos come l’interesse delle nuove generazioni per la finanza responsabile resti solido e strutturale.

“In fasi caratterizzate da sedute nervose, ribassi e corse alla protezione di breve periodo, il rischio è che a finire in fondo alle priorità sia il tema della sostenibilità, percepita come prorogabile”, sottolinea. Secondo Colla, però, sarebbe un errore considerare la sostenibilità un aspetto secondario. “Dopo essere stata a lungo una delle parole d’ordine del settore, negli ultimi anni il tema ha perso centralità. Non perché l’emergenza sia diminuita, ma perché si è incrinata la fiducia degli operatori”. A incidere, osserva, sono state “definizioni sempre più elastiche di sostenibilità, arrivate a includere anche settori controversi”, una dinamica che “ha generato scetticismo e confusione, rendendo più difficile per il risparmiatore distinguere tra approcci solidi e messaggi di marketing”.Eppure è proprio il contesto attuale, segnato da conflitti e instabilità, a “riaffermare l’urgenza di questi temi”. Le tensioni internazionali, sottolinea, hanno riportato al centro del dibattito “la dipendenza energetica da Paesi spesso non democratici, la vulnerabilità delle filiere e il costo economico degli shock”. In questo scenario, afferma, “una finanza davvero responsabile dovrebbe saper leggere rischio e valore attraverso una lente più ampia”: dall’esposizione alle transizioni industriali e regolatorie “alla vulnerabilità delle filiere”, dall’uso delle risorse naturali “agli impatti su comunità, clima ed ecosistemi”. Senza dimenticare “la dimensione sociale della transizione e la tutela dei diritti umani”, elementi centrali nella gestione del rischio di lungo periodo.

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La spinta di Gen Z e Millennials

Se la sostenibilità torna sotto i riflettori, è anche grazie ai più giovani. “Oggi vediamo finalmente un ritorno di attenzione, seppur più selettivo e più esigente. A spingere il cambiamento sono le nuove generazioni”, afferma Colla. Il report “Sustainable Signals – Individual Investors 2025” indica che l’88% degli investitori globali dichiara interesse per gli investimenti sostenibili e responsabili, quota che sale al 99% tra la Gen Z e al 97% tra i Millennials.“I Millennials e la Gen Z si affacciano ai mercati con abitudini diverse: più autonomia digitale, più confronto immediato tra prodotti, più attenzione a ciò che implicano davvero le proprie scelte di investimento”, spiega. Per loro “la sostenibilità è un criterio di scelta, non un tema accessorio”, e comprende “una rinnovata attenzione al tema delle emissioni, ma anche alla biodiversità, alla gestione delle risorse naturali e idriche, alle filiere, ai diritti e alla qualità della transizione”.Un approfondimento della Banca d’Italia rafforza il quadro: l’86% della Gen Z dichiara di essere consapevole dell’impatto climatico delle proprie decisioni di investimento, mentre solo il 35% indica il rendimento finanziario come unico criterio decisionale.

La sfida della credibilità

Per l’industria del risparmio gestito, osserva Colla, questo rappresenta “un’opportunità, ma anche un test di credibilità”. A una maggiore consapevolezza degli investitori “deve corrispondere un metodo rinnovato e condiviso: criteri chiari, obiettivi misurabili, dati comparabili e rendicontazione verificabile”.C’è poi il tema del costo dell’inazione. “Spesso si conteggiano i costi della transizione, dimenticando che l’inazione ha già un prezzo economico misurabile”, sottolinea. Tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi hanno generato in Europa perdite economiche superiori a 800 miliardi di euro.“In Etica Sgr lavoriamo proprio su questi presupposti: selezione rigorosa, integrazione tra analisi finanziaria ed Esg, monitoraggio continuo e stewardship”, conclude Colla. E lancia un messaggio chiaro al settore: “Se la sostenibilità torna al centro grazie alla spinta delle nuove generazioni, la condizione è una sola: meno etichette, più sostanza”. (di Andrea Persili)

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