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Borse, settimana dominata dal rally del petrolio e dalla crisi di Hormuz

di Il Giornale della Giustizia
14/03/2026
Borse, settimana dominata dal rally del petrolio e dalla crisi di Hormuz

Anche questa settimana i mercati globali sono stati dominati dall’estrema volatilità del prezzo del petrolio, spinto dai timori per una guerra prolungata in Iran. Le quotazioni del Brent hanno sfondato il muro dei 100 dollari, toccando picchi notturni di 120 dollari prima di assestarsi sui 107 dollari, con un rally che la scorsa settimana ha sfiorato il +38% e questa settimana potrebbe sfiorare il +10%. Il punto critico resta lo Stretto di Hormuz: il blocco delle esportazioni, ridotte a meno del 10% dei livelli pre-conflitto, ha paralizzato la produzione in tutto il Golfo, costringendo paesi come Kuwait, Qatar ed Emirati a tagliare le attività. Per contrastare lo shock, l’IEA ha approvato un rilascio coordinato senza precedenti di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza, mossa supportata da una discussione straordinaria dei ministri del G7.
Sul fronte diplomatico, Francia e Italia guidano un tentativo di mediazione con Teheran per un “passaggio sicuro” delle forniture energetiche europee, cercando di evitare un’escalation. Di contro, la Casa Bianca mantiene una linea dura: il Presidente Trump ha promesso azioni militari “devastanti” per la prossima settimana, pur assicurando che il transito a Hormuz riprenderà presto.

Dati macroeconomici
Attenzione rivolta soprattutto su alcuni indicatori negli Stati Uniti in vista della riunione della settimana prossima della Federal Reserve. Il PCE price index core, una misura dell’inflazione, evidenzia una variazione dello 0,4% su mese, in linea con le stime degli analisti e al mese precedente, e del 3,1% su anno, quanto atteso dal consensus, rispetto al +3% precedente. Deludente invece le stime sulla crescita dell’economia statunitense nel 4° trimestre del 2025. Secondo quanto rilevato dal Bureau of Economic Analysis, che ha pubblicato per la seconda volta dati preliminari sul trimestre, il PIL americano è salito dello 0,7% su base trimestrale, rallentando rispetto a una crescita del 4,4% del trimestre precedente e risultando inferiore rispetto al +1,4% indicato nella prima stima preliminare.
In Europa attenzione rivolta invece ai dati sull’inflazione a febbraio: in attesa di quelli dell’Eurozona, questa settimana confermata in frenata quella in Germania (+1,9% su base annua, rispetto al +2,1% rilevato nel mese precedente), ritoccata leggermente al ribasso in Francia (+0,6% su base mensile, +0,9% su base annuale) e invariata al +2,3% in Spagna.

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La giornata in Borsa
Chiusura negativa per le Borse europee, che erano passate in verde quando Wall Street aveva aperto in positivo, salvo poi scendere di nuovo nella parte fine della seduta. Pesa l’acuirsi delle tensioni sul fronte del conflitto in Medio Oriente. Seduta in frazionale ribasso per l’euro/dollaro USA, che lascia, per ora, sul parterre lo 0,66%. Lieve calo dell’oro, che scende a 5.044,6 dollari l’oncia. Sale molto lo spread, raggiungendo +81 punti base, con un deciso aumento di 4 punti base, mentre il BTP con scadenza 10 anni riporta un rendimento del 3,78%.
Tra le principali Borse europee si muove sotto la parità Francoforte, evidenziando un decremento dello 0,60%, contrazione moderata per Londra, che soffre un calo dello 0,43%, e preda dei venditori Parigi, con un decremento dello 0,91%. Il listino milanese ha archiviato la seduta poco sotto la parità, con il FTSE MIB che lima lo 0,31%, continuando sulla scia ribassista rappresentata da tre cali consecutivi, in essere da mercoledì.

I titoli migliori e peggiori
Tra i best performers di Milano, in evidenza ENI (+2,69%), Saipem (+2,46%), Enel (+2,36%) e Snam (+2,26%). Le più forti vendite, invece, si sono abbattute su Stellantis, che ha terminato le contrattazioni a -4,37%. Vendite concentrate anche su Fincantieri, che ha sofferto un calo del 3,35%. Male anche Prysmian, che ha registrato un ribasso del 3,08%, e Brunello Cucinelli, che ha mostrato una perdita del 2,44%.

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