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Consiglio Ue tra guerra Iran e allarme energia, Meloni ‘taglia’ i prezzi dei carburanti

di Il Giornale della Giustizia
19/03/2026

Il referendum del 22 e 23 marzo è il grande spauracchio che agita il dibattito politico interno, ma è a Bruxelles che si gioca una partita ben più pesante. Mentre in Italia la campagna sulla riforma della Giustizia entra nel vivo, al Consiglio europeo di oggi, giovedì 19 marzo, e domani l’Unione è chiamata a misurarsi con gli effetti dell’escalation tra Iran e Israele, con lo spettro di un allargamento del conflitto e l’incubo di un nuovo shock energetico. È su questo crinale che arriva Giorgia Meloni, dopo giorni segnati da incontri a Palazzo Chigi sul caro-energia e da una linea ribadita in Parlamento (“noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”), ma le conseguenze del conflitto – dai prezzi alle forniture – sono già una realtà con cui fare i conti. E la revisione del sistema Ets, caldeggiata con vigore dal governo Meloni e da diversi partner europei, si preannuncia come uno dei principali nodi politici da sciogliere.

Il vertice di Bruxelles si muove su un’agenda ampia, ma con un baricentro chiaro: la crisi mediorientale e le sue ricadute sull’Europa. I leader discuteranno della situazione in Iran e nella regione, con un focus diretto su prezzi dell’energia dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, che non pochi grattacapi sta creando alle economie del Vecchio Continente. In questo contesto, l’Unione cerca una linea comune. La priorità è allentare le tensioni e stabilizzare la regione, evitando un coinvolgimento diretto. Una posizione che si riflette anche nella dichiarazione del 16 marzo firmata da cinque leader del G7 – tra cui l’Italia – ma senza gli Stati Uniti, segnale di un Occidente meno compatto di fronte alla crisi e di una crescente distanza tra le due sponde dell’Atlantico. È la stessa linea che Roma porta al tavolo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che quella contro l’Iran “non è una guerra nostra” e che “non è fattibile mandare delle navi”, indicando invece come soluzione “una missione sotto egida Onu” per garantire la sicurezza dei traffici nello Stretto di Hormuz senza alimentare l’escalation.

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Il secondo grande capitolo del Consiglio europeo è proprio l’energia. I leader discuteranno di come garantire prezzi accessibili, rafforzando al tempo stesso la transizione e l’autonomia strategica. Per l’Italia, però, il nodo è immediato. E politico. Ieri Meloni ha incontrato a Palazzo Chigi il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per fare il punto sulle misure contro il caro-bollette e l’aumento dei carburanti. A Milano, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha tenuto in prefettura una riunione con le compagnie petrolifere. Incontri propedeutici al Cdm serale che ha dato il via libera al dl carburanti, pacchetto di misure urgenti volte a calmierare i prezzi dell’energia e contrastare i rincari alla pompa.
Il provvedimento introduce uno “speciale regime di controllo” anti-speculazione per i prossimi due mesi, affidando poteri di ispezione alla Guardia di Finanza su segnalazione del Garante dei prezzi. Sul fronte dei sostegni, è previsto un credito d’imposta del 28% per gli autotrasportatori (veicoli Euro 5 o superiori) e un potenziamento della Social Card, che viene incrementata di 130 milioni di euro per il 2026 per includere l’acquisto di carburanti oltre ai beni alimentari. “Combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo i prezzi di benzina e gasolio”, ha commentato al Tg1 la presidente del Consiglio, annunciando il taglio di 25 centesimi al litro sul prezzo dei carburanti: una delle principali misure del provvedimento varato ieri.
Il dossier più caldo resta però l’Ets, il meccanismo europeo pensato per ridurre l’emissione di gas serra. In una lettera firmata insieme ad altri nove leader europei e inviata ai vertici dell’Unione, Meloni torna a chiedere un cambio di fase: “L’Europa si trova a un bivio critico”, in cui le scelte sulla competitività determineranno “la nostra prosperità” e “l’autonomia strategica”, scrive la presidente del Consiglio nel documento firmato, tra gli altri, dall’ungherese Viktor Orbán e dallo slovacco Robert Fico.

Il passaggio più netto riguarda proprio l’Ets: secondo i firmatari, il percorso previsto “è troppo ripido e eccessivamente ambizioso” e rischia di diventare “un rischio esistenziale per molti settori industriali strategici europei”. Da qui la richiesta di una “revisione approfondita” del sistema per mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità e ridurre la volatilità del costo del carbonio, “inclusa un’estensione delle quote gratuite dell’Ue nell’ambito dell’Ets 1 oltre il 2034”. È uno dei punti più divisivi tra gli Stati membri: da un lato chi chiede flessibilità per contenere i costi, dall’altro chi teme un arretramento sulle politiche climatiche. Il rischio è che anche su questo fronte emerga una frattura tra Nord e Sud dell’Europa.

A Bruxelles, i 27 affronteranno anche i nodi strategici dell’Unione, a partire da competitività e mercato unico, per rafforzare l’industria europea. Sul tavolo anche il futuro bilancio 2028-2034, decisivo per finanziare difesa, energia e sviluppo, insieme ai temi di sicurezza e migrazione. A completare il quadro, il confronto sul multilateralismo, anche con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. (
dall’inviato Antonio Atte
)

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